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Livia Bellina

sharing knowledge,improving people

Month

June 2017

Welcome. Una storia di fantasia.Una storia di amore. parte seconda : Bianca.

 

Ci  sarebbe voluta una persona speciale, con un vissuto speciale.

Una persona coraggiosa, capace di mettersi in gioco con una logica generosa.

Il viso di Bianca si materializza nella mia mente. Lei e’ la risposta.

Possibile non averci pensato prima ?

Bella, coraggiosa, incredibile fotografa di guerra, straordinaria nel suo aiuto alle vittime di tratta,

mesi su navi che soccorrono i migranti, prestando aiuto e dando visibilita’ con le sue immagini,

alla piu’ dura delle missioni : recuperare vite, onorare morti.

Rassicurare madri, accogliere figli.

 

Lei e’ la Risposta.

 

Avevo conosciuto Bianca a Lampedusa, dove ero  andata per sistemare casa, dopo anni in cui non mettevo piede  sull’isola.

La politica ottusa che aveva fatto chiudere l’unico laboratorio pubblico, dove  avevo lavorato, era la stessa che tentava con tutte le sue forze di creare un mercato nero. Un mercato di vite umane, richiamando con gesti eclatanti e rivendicazioni da baraccone attenzione e soldi dall’Europa.

Non mi piaceva piu’ l’Isola. Centro di una truffa globale. Tutti consapevoli, tutti complici. Tutti addosso a chi veramente faceva opera umanitaria nel mar di Sicilia.

La nausea mi aveva allontanata .

Avendo casa al porto vecchio, pero’ , avevo dovuto fare un breve viaggio per sistemare alcune cose, e li’, in un pomeriggio di sole, avevo conosciuto Bianca .

L’energia della giovane donna mi aveva colpita, conquistata.

La luce dei suoi occhi, che brillavano mentre  mi raccontava le sue esperienze con un entusiasmo da bambina, l’attenzione nell’ascolto, mentre io le raccontavo le mie.

Quella donna era poesia.

Era stata subito amicizia, stima.

Era lei la Risposta, ed in quel rovente imbrunire , in quella Domenica senza un appiglio, una telefonata, una risposta, la soluzione.

Cominciava cosi’ una maratona di telefonate, messaggi, fotografie.

Io sono a Roma, ma mia sorella Anna e’ a Milano.

Fa il compleanno e festeggiano in collina, ma ha capito, aiutera’, rientrera’ prima di notte per portare il suo aiuto.

Una rete si attivava illuminando di messaggi il mio telefono, collegando Palermo, Milano, Roma ed Atene.

Mai messaggi diretti. Un numero, da scrivere, da ricordare, da non registrare. Da Atene arrivavano via via informazioni . In Atene, infatti, lo zio del ragazzo, ci aggiornava minuto per minuto .

In Atene da oltre un anno e mezzo. Un principe tenuto in ostaggio da una politica che blocca  il libero flusso affinche’ si ricorra ai galoppini della tratta.

1500 euro a persone.-6 persone una famiglia. Impossibile avere tanti soldi. Appuntamento alle 22. Stazione di Milano.

Messaggi illuminano la sera che scende.

Dettagli, informazioni, arrivano a tratti, tutti velati da paura.

Paura di essere denunziati, paura che i due ragazzi, 16 anni e soli, restino intrappolati dalla nostra rete di “accoglienza” .

Minori senza documenti, un mistero come abbiano fatto ad  arrivare.

Una speranza quella di lasciarli andare verso una nuova  vita.

Una foto, una mappa, nel nero della notte che arriva.

Non li’ che e’ pericoloso, meglio di fronte.

Dove? sotto l’insegna del Bar, ti mando la fotografia, cosi’ la giri al ragazzo.

Non li vedo, non c’e’ nessuno.

Silenzio. Niente piu’ per mezz’ora.

Non c’e’ nessuno.

Le dieci. Le dieci e quindici. Le dieci e venti. Le dieci e venticinque.

Le dieci e trenta.

Dopo una mezz’ora lunga una vita, arriva il messaggio:

fatto.

I ragazzi stanno bene, mangiavano una mela. Sembrano bambini.

Fatto.

La commozione mi fa venire la pelle d’oca, e un nodo in gola.

Ho bisogno di fermarmi un attimo a pensare

Mi rendo conto che niente e’ piu’ forte dell’amore,  e non c’e’ un est o un ovest, un sud o un nord, nell’amore,

e ringrazio Dio.

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Welcome. Una storia di fantasia e di amore. parte prima


Notte.
Per me almeno.
23:45
Sabato notte .
Un caldo afoso mi tiene schiantata al divano.
Libri, cuscini, gatti. sabato notte. televisione.
Le luci del telefono, accanto a me, sui cuscini, si accendono.
Da tempo ormai il mio telefono non dorme mai, ne’ riposa.
La grande famiglia mi cerca, mi chiama, apparendo nella luce improvvisa di un messaggio che arriva.
Dall’India. tre giorni prima avevo ricevuto una richiesta di aiuto: una giovane amica, sposata da sette anni, non riesce a restare incinta. Cerca uno specialista di alto livello, vuole partire, andare fuori.
Due giorni addietro una richiesta simile mi era arrivata dalla Thailandia.
La grande rete si era attivata, aveva connesso, aiutato, forse risolto.
Aggiornamenti a stretta cadenza, settimanale, direi, arrivano dal Congo .
Livia, il COSN va via, non abbiamo soldi, ne’ medicine. siamo soli. La gente muore.
La guerra, le febbri emorragiche, la malaria.
E’ nato il secondogenito, quando ritorni ?, aiutaci, ti prego.
Bangladesh, nord. Lo studente, uno fra i migliori, costruisce una scuola per tecnici medici.
Anche lui ha il secondogenito.
Si illuminano nello scenario della mia mente tutti i punti creati, si collegano in una rete.
8 paesi in 8 anni.15 missioni. 15 legami.
Sabato notte, di un caldo afoso giugno a Palermo.
La luce di un messaggio porta una richiesta di aiuto urgente
N.B. uno degli uomini piu’  nobili e belli cha io abbia mai incontrato,
afghano, coltissimo.
Al mio arrivo,. guardandomi negli occhi , aveva detto :
“ricorda che abbiamo gli stessi cromosomi”
Indo-europei, una fra le razze piu’ belle al mondo.
Principi, avrei scoperto dopo.
Ed io mi ero sentita una regina.
La sua presenza rassicurante mi accompagnava nelle ore di lavoro.
Nelle sere di RamadanIMG_0316IMG_2922IMG_3076Pulcino Herat IMG_2565IMG_9597IMG_2935IMG_2912IMG_2941IMG_2942IMG_1414IMG_2948IMG_2361IMG_4140 1IMG_8677, i “miei” ragazzi tornavano , dopo la lunga giornata senza cibo ne’ acqua, a trovarmi nel rifugio antisismico costruito, nascosto sottoterra, in uno dei quartieri piu’ eleganti di Herat.
Ed io preparavo una crema. Latte, gelsomini, cannella e uva passa.
Era l’amore come di famiglia a farci incontrare, a farci stare insieme.
Il suo inglese fluente mi aiutava a farmi largo, a portare avanti i compiti che avrei
dovuto svolgere durante la mia missione in Herat. Mi avvolgeva. Era il 2011.
Unica italiana rimasta ad Herat. Bombe cadevano a tratti nella citta’, nella strada che collega all’ospedale pediatrico.
Io mi muovevo da una parte all’altra, accompagnando una volta una piccola paziente al reparto di ortopedia del general  hospital in citta’, un’altra una bimba con complicazioni all’anca da talassemia.
Incoscientemente mi muovevo senza paura in quello scenario surreale.
Mio nipote ha varcato il confine sotto un truck, fra un’ora sara’ a Milano, con un amico.
16 anni, due ragazzini, giovanissimi, soli come  due falene nella jungla.
He is not lucky boy he was in the jungle for a moth, many people could pass the border but him.now he passed under the truck in a wrong day which every where is closed.
They are in the train
In one hour they will be in Milano.
They passed the border just now
They were in a jungle for a moth.
Servono 300 euro per passare nuovamente il confine
300 euro per  giungere a destinazione .
Lentamente la situazione si disegna nella mia testa.
Milano, la stazione, notte, due ragazzini soli. 16 anni.
Come per una scossa mi risveglio dal torpore di questo inutile sabato.
Uno due cento mille pensieri mi assalgono.
Pronto? Scusate sono Livia Bellina, medico, mi occupo di migranti, avrei un problema…..
Minori? non la possiamo aiutare chieda da Arca Hub or a City Angels
Cerco, chiamo, nulla. Il silenzio piu’ assoluto. Guardo meglio , cerco ancora sul web
” a quest’ora siamo chiusi” richiami lunedi’.
PIME, in fondo sono preti, loro avranno un riferimento da darmi. La notte il telefono squilla invano
L’indomani  una spaesata centralinista mi dira’ che
 ” i preti stanno in mensa” ed alle 11:30 io poso il telefono senza aver avuto modo di poter parlare con qualcuno.
Il COSN, la grande organizzazione per la quale sono andata a fare formazione, tre anni, in uno dei piu’ desolati campi schiavi del mondo, in DRC, western kasai, risponde,
ma ” sono tutti in montagna”, a godersi le  ferie.
Laura, amica dall’Uganda, Gulu, 8 anni di profonda amicizia, potrebbe capire, aiutare, ma e’ in basso polesine.
Raffaella, compagna di master , generosa e grande amica, e’ partita, lontana.
Sola, rimango paralizzata dal senso di impotenza,
dopo una notte ed una mattinata di inutili tentativi.
Una amica, la piu’ fidata, 55 anni di amicizia, va a Milano.
La stazione e’ sorvegliata, militari dappertutto, ho paura.
Ti prego, le chiedo, fa’ finta che siano ebrei in tempo di guerra. Aiuta, ti prego-
In fondo la storia non si disegna da sola.
Avvilita, mi da la sua disponibilita’
Visibilmente spaventata.
Come se portasse un cappio da condannato, mi dice, non riuscendo a nascondere la sua paura, che mi aiutera’.
Bisogna avere vissuto duramente, avere viaggiato e visto per poter capire veramente.
Bisogna esserci statifoto (61)TWO LITTLE BOYS - herat Afghanistan 2011Under the Herat Sunshine Afghanistan 2011

Abbiamo piantato un albero, poi un altro. Vogliamo creare una foresta. Ci aiuterete con il vostro 5 X 1000?

Assam Empathy India 2015Water DRC 2013Her Bangladesh 2010Brother Gulu Uganda 2009Their mother DRC 2014Schermata 2017-06-27 alle 20.26.10
Abbiamo aiutato a crescere le persone dei villaggi piu’ isolati, dei paesi piu’ poveri.
Abbiamo insegnato loro a fare diagnosi con la logica, ed a inviare le immagini quando la diagnosi era troppo difficile.
Abbiamo insegnato alle persone come affrontare un problema, studiarlo, risolverlo.
Dal 2008 MobileDiagnosis insegna alle persone a diventare indipendenti. A fare quello che si puo’ con quello che c’e’, localmente.
Abbiamo cominciato con un albero e vorremo creare una foresta.
A fine anno adotteremo una comunita’ ( 250.000 persone) in Congo
Stiamo seguendo e supportand una scuola èer tecnici medici in Bangladesh
Andremo ad insegnare ai profughi birmani presenti al confine con la Thailandia
Oltre alle cure, gli screening, l’educazione sanitaria, insegneremo come creare un piccola economia, affinche’ le persone non debbano piu’ fuggire per trovare una vita migliore.
Ci aiuterete a continuare con il vostro 5 X 1000?

Humans-Inside the Emotions-Opening

Mostra MD Humans_03Mostra MD Humans_06Mostra MD Humans_07

IMG_0334IMG_0375 (1)IMG_0335Mostra MD Humans_04Mostra MD Humans_08Mostra MD Humans_09IMG_0391Humans -Inside the emotions-

Bellissima e sentita partecipazione di tanti amici speciali

Grazie ad Ilenia Nucatola, che ha curato la mostra, sin dalla realizzazione delle foto
e senza la quale non avrei potuto fare nulla, e grazie a Giorgio Prestigiacomo, mio figlio,
per le foto del pomeriggio.

Grazie al caro amico Nitharsanpara Nitharsan per l’aiuto in tutte le fasi ella preparazione e allestimento della mostra.

Grazie a tutti voi, cari amici,
che mi seguite e sostenete.    Grazie a Giuseppe Todaro ed alla Todaro Winery per essere i nostri “sponsor di controcultura”

Grazie a tutto il Team del Cerimoniale del Sindaco, in primo luogo alla Dottoressa Romano, al Dr Corsini, ed al dr Pietro Pisciotta, che si e’ attivato,
disponibilissimo, ed e’ stato un prezioso aiuto.

Grazie alla adorabile
dottoressa Agnese Ciulla, assessore per le politiche sociali, che ha portato i saluti del Sindaco, Prof Orlando,
e per le sue bellissime parole che esprimono in pieno
l’anima della mostra ed il senso del mio lavoro.

Grazie a tutti quanti hanno avuto il piacere (ed il tempo) di brindare alla nostra amicizia

Grazie a tutti quanti visiteranno la mostra nei giorni a venire
sino al 30 Giugno

dal lunedi’ al sabato
dalle 9:30 alle 19:30

e le domeniche dalle 9:30 alle 12:30

HUMANS -INSIDE THE EMOTIONS

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8 years in the poorest countries in developing countries.

Refugee camps in Thailand, Brahmaputra Islands, Assam, shelter of those who run away from the horrors of fundamentalism and ethnic cleansing,

Bangladesh, Uganda, Congo, Madagascar, in the heart of slavery of the third millennium.

Afghanistan, in the forbidden areas of villages, on the road from Herat to the pediatric hospital, 15km below a terrible sun, where every day is welcomed as the last one.
Nepal, during the embargo, shortly after the terrible earthquake of 2015.

An inverse migration, born out of the desire to go where the journey began, to find answers, to give answers.

Places, people, looks, captured with a phone.
A lonely journey that compares feelings.

Love, friendship, desire, nostalgia, fear, hope, disillusion, respect, pride, defeat.

Equal to any part of the world, in any context.

A journey that, beyond the action, mission, medical intent, brings the author to the heart of emotions.

8 anni nei posti piu’ poveri di paesi in via di sviluppo.

Campi rifugiati in​ Thailandia, isole del Brahmaputra, Assam, rifugio di

chi scappa dagli orrori del fondamentalismo e della pulizia etnica,​

Bangladesh, Uganda, Congo, Madagascar,​ nel cuore dello schiavismo

del terzo millennio.

​Afghanistan, nelle aree proibite dei villaggi talebani, dove ogni giorno

e’ accolto come fosse l’ultimo, Nepal, durante l’embargo da parte

dell’India, poco dopo il terribile terremoto del 2015.

​Una migrazione inversa, che nasce dal desiderio di andare la’ dove il

viaggio ha inizio, di trovare risposte, di portare risposte.

Luoghi, persone, sguardi, catturati con un telefonino,

un viaggio in solitario che mette a confronto i sentimenti.

Amore, desiderio ,nostalgia, paura, speranza, disillusione, rispetto,

orgoglio, rassegnazione.

Uguali in qualsiasi parte del mondo, in qualsiasi contesto.

Un viaggio che, al di la’ di ogni azione, missione, intento medico,

conduce nel cuore delle emozioni.

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