8 ottobre 2013
In Congo per la seconda volta

Manca solo un chilometro ,nel buio quasi da notte della sera africana la pioggia ha cominciato a cadere e ha trasformato lo sterrato su cui viaggiamo in un fangoso fiume in piena.
Manca solo un chilometro
a gauche, Alan, a gauche! Grida Valerio, e prontamente Alan sterza a droit…..
come in una scena di un film “di azione” la toyota verde militare messaci a disposizione dalla
prefettura della diocesi di Kananga si corica su un fianco,il destro,sprofondando in un fossato
Al rallentatore rivedo la scena nella mia mente, Valerio che grida, l’autista che sterza, la macchina finita nel fossato alto circa un metro e mezzo, con l’acqua mista a fango che comincia ad entrare da sotto lo sportello di destra
Io schiacciata contro lo sportello destro dai bagagli che trasportiamo, tutto il carico nel portabagagli che rischia di precipitare su tutto e tutti, la paura irrazionale che la macchina si capovolga
panico
bentornata in Congo!
Una notte serena, una delle poche di quest’ultimo pesantissimo anno, mi riconcilia con la vita, ma principalmente con la famiglia che son venuta a trovare qui, in Tshimbulu.

Felice di esere qui, je ssuis tres hereuse d’etre avec vous, mes amis, a tutti gli amici-studenti che non aspettano neanche che io mi sia vestita e sistemata. Monique, quel plaisir de voir vous, ma ami’….
je te veu tre bien….excuse moi, puor mon abbillement….

Cosi’ ancora in camicione da notte, con una confidenza nata dalle tante malarie che qui mi son venute e che tutti con un amore straordinario mi hanno aiutato a superare, una confidenza veramente da famiglia,la famiglia del St Francois, il mio giorno felice al St Francois ha inizio, la mia vita, per la seconda volta qui, con loro ha inizio.
Non e’ passato un anno, livie, bienvenu!!
Non sono stata qui dodici mesi fa
Ero qui ieri, come oggi
e non siamo mai stati lontani, vicino il cuore, sempre
Mi commuovo, grazie livie d’etre ici, grazie a voi, di essere qui con me.

Mi tornano in mente delle immagini, figure colorate si muovono nel film dei miei ricordi
un anno , e’ passato un anno. Ancora una macchina, stavolta ben guidata mi porta a visitare
Tshilimba , antica missione costruita dai Belgi e ancora luogo di misterioso fascino
Come un luogo incantato il posto evoca in me favole di fate, sogno di poter restare un giorno, una settimana, un mese, per ritrovare me stessa, meditare.
Le scarpette con un tacco a rocchetto della giovane suora, che esibisce come puo’ la sua malvolentieri celata femminilita’ mi riportano alla realta’del momento.
La macchina passa per i campi, Valer! Valer, gridamo i bambini correndoci pericolosamente accanto
Katia, Katia, chiamano.

Valerio, il giovane, illuminato direttore dell’Hopital de St Fraçois e’ riuscito a creare qualcosa di ben piu’ grande di un ospedale che funzioni.
Districandosi con paziente abilita’ fra le mille burocrazie, senza mia perdere la calma ha veramente creato una famiglia . Katia, la giovane volontaria che ha fatto irruzione nella sua vita e che in pochi anni e’ diventata sua moglie e la madre dei suoi due bellissimi bambini, ha fatto sua la famiglia
del St Francois
e di tutto il comprensorio
Educando, coordinando, creando animazione per tutti i piccoli della comunita’, ed un rapporto speciale con tutti loro.
Katia, Katia! Chiamano i bambini vedendo la macchina.
I nomi gridati testimoniano un amore percepito, corrisposto.
un esserci nel tessuto sociale della comunita’
e qui, in questa grande famiglia nata dall’amore di due volontari, io sono voluta ritornare
stavolta con una grande esperienza in piu’ e con l’intenzione di continuare il percorso che ha caratterizzato il mio ultimo viaggio.
Bangkok, grande citta’. Io che parto per essere “representative” della mia associazione in un partenariato con lo Yunus Cente in AIT
Versione ufficiale, giacca e cravatta, presentazioni, con mezz’ora di preavviso , pranzi interminabili, giostra di danza delle ombre , presentazioni lunghissime, con delegazioni koreane, del bhutan, di Singapore. Cibo freddo e rapporti caldi
Si mangiava sempre alle tre del pomeriggio, dopo aver esaurito tutto quel che c’era da dire su chi eravamo e che facevamo
Uno per uno, prima loro e poi noi.
Mi ricordava un po’ il film il padrino, con le rappresentzioni sociali di un certo tipo
Anche qui, era un po’ un incontrarsi di clan , un mettere in mostra i propri gioielli
per mercanteggiare su possibili, futuri accordi, tentando sempre di essere colui che ha la carta vincente.

Bangkok , sola, in versione ufficiale.
Avevo avuto paura, paura di non essere all’altezza, paura della grande citta’,
una paura incredibile, aumentata dalle ricerche su google
Mio figlio Vincenzo , venendo in mio aiuto mi aveva regalato un libro di Tiziano Terzani
“un indovino mi disse”, e cosi’ giorni prima della partenza, avevo scoperto un mondo, un mondo nuovo, che poi avrei cercato, trovandolo, nelle strade piu’ nascoste di Bangkok.
Contagiata dall’entusiasmo e dalla spiritualita’ di Terzani mi ero messa a cercare me stessa fra la gente.
Percorso lungo, difficile, forse senza risultati, ma la stessa ricerca in se generava giorno per giorno una felicita’ incredibile, rotta soltanto dalla impossibilita’ della condivisione. D’ora in poi avrei viaggiato in questa maniera, cercando la risposta.
Cosi’, in questo primo giorno, con l’ammirazione delle persone del luogo guadagnata per il viaggio finito nel fossato, (per loro emblema dell’avventura ) e con il sole nel cuore , alla fine della giornata- saluti.giro dell’ospedale.come stai? Bentrovata, io sono Marianne, ricordi, lavoro in medicherie’ dan la sal operatoire, Je suis Angelique, e..Boniface, va tu a marrier ?, Aziza, vous ete married? Je te voix different….alla fine.
Dopo aver pianificato questionnaires, course pour le personnel delll Hopital e per il personale dei 17 centri satelliti,relazioni con patologi oltre frontiera (pap test qui dove il cancro dell’utero miete vittime fra le giovani donne )
ho finito la mia giornata uscendo dai cancelli, andando dove la gente, i bambini, ci guardano, dove i ragazzi giocano a pallavolo, ed infine al Cast, luogo di lettura, biblioteca, animazione per piccini e grandi ragazzi, luogo per chi sa gia’ che l’educazione e’ una via per poter cambiare le cose
Le due volontarie, servizio civile, Anna e Antonietta, si davano da fare, sommerse dalle richieste dei ragazzi.
Disponibili per tutti, pronte e col sorriso sempre presente
Ragazze fra i ragazzi, con la voglia di lasciare un segno, un cambiamento .

13 ottobre

Promenade

Sabato, fine della settimana.
metto da parte in un angolo del mio cervello la settimana
Arrivo, saluti, studenti che si fanno intorno, bienvenue…bienvenue..la piccola giovane famiglia del grande direttore, Valerio, Katia, come sa la conoscessi da sempre, Emanuele, la piccola Rita.
Una esplosione di felicita’.

Sabato, fine della settimana.
Un programma meraviglioso, stavolta viaggiamo tutti velocemente, mi sento un treno, come se il tempo fosse ridottissimo.
Sette settimane, calcola il direttore, Valerio.
Due screening, la paludienne qui e’ malvagia.
Resistente
Cattiva
La salute delle donne, la prevenzione di un cancro. Senza speranza qui, dove tutto e’ piu’ difficile .
Sabato, fine della settimana si conclude con un progetto da costruire insieme, un sogno
Educare, connettere, legare al resto del mondo.
Partecipi ed entusiasti i due giovani medici, Remy e Gabriel , La suor Monique, grande ed intelligentissima donna, e Boniface, il bravo tecnico di laboratorio.
Valerio traccia le prime righe del percorso che faremo, Io faccio le foto del suo schema.
Sabato, la settimana e’ finita.
Riesco finalmente ad inviare un lavoro on line, approfittando di una breve migliore connessione,
e, alle cinque del pomeriggio, con l’aiuto di un caffe’, faccio la mia prima promenade, in questa mia seconda volta a Tshimbulu.

Cammino lentamente seguendo un piccolo sentiero fa l’erba, il sole elegante leggero, rosso
d’ Africa , illumina il mio pomeriggio.
L’erba mi accompagna.
Una capra bela, ad attirare la mia attenzione, mi avvicino, eIMG_1229

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IMG_0387 sistemo la corda che la lega.
Tre giri attorno ad un albero le impediscono di muoversi.
Cammino lungo il sentiero che arriva al fiume, serena, guardo il paesaggio, piccole case in fango, ordinate, pulite.
La bellezza e la pulizia del sentiero mi colpiscono. La differenza con la citta’ che pure ha un suo fascino, bellissimo e cupo, mi colpisce anche stavolta.
Le persone, dell’etnia dei Lulua, il loro mondo , sereno nonostante ai limiti della sopravvivenza.
Mi vengono in mente le immagini di un Bangladesh felice, al ritorno da Dinajpur, donne con bimbi giocavano nell’acqua nel sole del primo pomeriggio.
Dal finestrino dell’autobus che mi riportava a Dhaka guardavo i colori dei loro abiti che fluttuavano nell’acqua, che si dissolvevano , che ci lasciavamo dietro , e le loro grida felici mi arrivavano come una musica.

Cammino seguendo la linea di terra rossa del sentiero ; con i carichi dritti sulle teste ,appaiono file di donne, bambini, che si dirigono verso il mercato dove esporranno la loro mercanzia. Venerdi’ e Domenica il mercato si anima ed in mezzo alla folla, voci, grida, confusione, uova, verdura, manghi e galline, risate e sguardi incuriositi.
Scendo verso il fiume, e all’incrociarci i nostri sguardi si salutano .
Bambini saltellano, tentando di comunicare, alcuni si lanciano in un welcome! and how are you, piccoli, nudi e laceri, che tentano di aggrapparsi al mondo che li ignora .
Dalle due giovani, gentili volontarie , ho saputo che al CAST, il centro di formazione che opera nel dopo scuola, duecento franchi congolesi , 20 centesimi di euro per un anno, imparano anche l’inglese.
Con entusiasmo.
Il loro piccolo inglese, stridente in mezzo a tanta poverta’, mi commuove.